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Le basi, prima di iniziare

Questo corso è scritto per sviluppatori, ma è pensato per essere seguibile anche se non lo sei. Questa pagina è il ponte: quattro concetti di base, dieci minuti di lettura, e da qui in poi tutto il resto ha un appiglio. Se sviluppi già da anni, saltala pure — o scorri l’ultima sezione, che spiega come ragiona un modello AI e serve anche ai veterani.

In tutto il corso troverai due aiuti costanti:

  • il Glossario, con ogni termine tecnico spiegato in una frase — i moduli ci linkano alla prima occorrenza di ogni parola;
  • i box “Se parti da zero”, riquadri richiudibili con la spiegazione minima dei passaggi più tecnici. Chi sa, li salta; chi non sa, li apre e prosegue.

Il terminale è una finestra in cui parli col computer scrivendo, invece che cliccando. Sembra un passo indietro rispetto alle icone; in realtà è il contrario: un comando scritto si può ripetere, salvare, incollare in una guida — un click no. È il motivo per cui tutto questo corso è fatto di comandi da copiare.

Per aprirlo:

Premi Cmd+Spazio, scrivi Terminale (o Terminal), premi Invio. Ti accoglie una riga che finisce con un simbolo tipo % o $: è il prompt, il “dimmi pure” del computer.

Ogni comando ha la stessa struttura, e saperla leggere vale più di conoscere cento comandi:

Terminal window
claude --resume mia-sessione
# │ │ │
# │ │ └── argomento: il dato su cui lavorare
# │ └── flag: un'opzione, riconoscibile dai trattini
# └── il programma da eseguire

Tre cose da sapere subito:

  1. Il terminale è permaloso sugli spazi e le maiuscole. claude funziona, Claude no. Per questo il corso ti fa sempre copiare i comandi invece di riscriverli.
  2. “Eseguire” = scrivere il comando e premere Invio. Se non succede niente di visibile, spesso è buon segno: molti comandi parlano solo quando qualcosa va storto.
  3. La cartella conta. Il terminale è sempre “dentro” una cartella (la working directory). cd nome-cartella ti sposta; è come fare doppio click su una cartella, ma scrivendo. Claude Code lavora sulla cartella in cui lo avvii.
Terminal window
comando-a | comando-b # la PIPE: l'uscita di A diventa l'ingresso di B
comando > file.txt # la REDIREZIONE: l'uscita finisce in un file invece che a schermo
export NOME=valore # una VARIABILE D'AMBIENTE: un valore con nome, visibile ai programmi

La pipe (|) è una catena di montaggio: ogni stazione lavora quello che arriva dalla precedente. Quando nel corso leggi git diff | claude -p "rivedi", significa: prendi le differenze del codice e mandale in pasto a Claude.

Le variabili d’ambiente sono il posto dove si mettono i valori che non vanno scritti nei file — soprattutto le password e le chiavi, che nel corso chiamiamo secret.

Un ultimo concetto invisibile ma onnipresente: ogni comando, quando finisce, lascia un numero chiamato exit code — 0 se è andato tutto bene, qualsiasi altro numero se no. Tu non lo vedi, ma gli script lo leggono per decidere se proseguire o fermarsi.

Git è il sistema che registra la storia di un progetto. Non devi saperlo usare per seguire il corso — Claude lo usa per te — ma devi capirne cinque parole, perché ricorrono ovunque.

L’analogia che regge tutto: immagina di scrivere un libro con altre persone, e di avere un archivio magico che conserva ogni versione mai salvata, di tutti, con data, autore e motivo del salvataggio.

Parola Cos’è Nell’analogia del libro
Repository La cartella del progetto con tutta la sua storia dentro Il manoscritto più l’archivio di tutte le versioni
Commit Un salvataggio firmato: chi, quando, cosa, perché “Versione del 3 marzo — riscritto il finale, era troppo lento”
Branch Una linea di lavoro parallela, che non tocca la principale La brutta copia di un capitolo: la ricopi nel manoscritto solo se ti convince
Diff L’elenco delle differenze tra due versioni: righe aggiunte (+) e tolte (−) Le correzioni in rosso sulla bozza
PR (pull request) La proposta formale: “ho finito il mio pezzo, guardatelo e se va bene unitelo” Consegnare il capitolo all’editor per la revisione

Due dettagli pratici che il corso dà spesso per scontati:

  • Il repository vive in due posti: sul tuo computer e su un servizio come GitHub (una specie di cloud per repository, con la revisione e la discussione incorporate). Push = mandare i tuoi commit su GitHub; pull = scaricare quelli degli altri.
  • Il branch principale di solito si chiama main. Quando leggi “la diff rispetto a main”, significa: tutte le differenze tra il tuo lavoro e la versione ufficiale.

Tre formati di testo ricorrono in tutto il corso. Non devi saperli scrivere — devi saperli riconoscere e leggere.

{
"nome": "Claude Code Tutorial",
"moduli": 20,
"gratuito": true,
"sezioni": ["Fondamenta", "Personalizzazione", "Automazione", "Professionale"]
}

Coppie "chiave": valore tra graffe; le quadre [...] sono elenchi. Tutto qui. Quando un programma deve passare dati a un altro — o quando Claude deve rispondere in un formato che uno script può leggere — si usa JSON.

name: il-mio-progetto
opzioni:
velocita: alta
notifiche: true

Come il JSON, ma senza graffe: la struttura la fanno gli spazi a inizio riga. Più leggibile, ma attento a non toccare l’indentazione quando copi. Lo troverai in cima ai file delle skill (il “frontmatter”, racchiuso tra due righe ---) e nei file di automazione di GitHub.

# Titolo
Testo normale con **grassetto** e [link](https://esempio.it).
- un elenco
- puntato

È il formato dei file .md: testo semplice con qualche simbolo per la formattazione. Il famoso CLAUDE.md del corso è esattamente questo — un file di testo — e il bello è proprio lì: le istruzioni per l’AI si scrivono in italiano, non in codice.

Questa è la sezione che serve a tutti, anche a chi programma da vent’anni. Cinque parole, e mezzo corso si spiega da solo.

LLM (Large Language Model) — il motore. Un sistema addestrato su enormi quantità di testo che fa una cosa sola, straordinariamente bene: dato tutto quello che ha davanti, produce il seguito più sensato. Claude è un LLM.

Prompt — quello che gli scrivi. Non è una formula magica: è una richiesta, e la qualità della risposta dipende da quanta buona informazione contiene. Metà del corso è imparare a scrivere prompt che contengono le cose giuste.

Token — l’unità di misura del testo. Un token è un pezzo di parola, in media 3-4 caratteri: «ciao» è circa 1 token, questa frase una quindicina. I modelli non leggono lettere né parole: leggono token. E i token si pagano — il consumo del tuo piano si misura così.

Finestra di contesto — la memoria di lavoro. L’analogia più utile del corso: una scrivania. Tutto quello che il modello sa in questo momento deve stare fisicamente sulla scrivania: la conversazione, i file che ha letto, le istruzioni. La scrivania è grande ma non infinita (si misura in token — es. 200.000), e quando è ingombra si lavora male: le cose in fondo si perdono di vista. Il modulo 4 è interamente dedicato a tenere la scrivania in ordine, ed è uno dei più importanti.

Agente — un LLM con le mani. Un modello da solo può solo scrivere; un agente può fare: legge file, esegue comandi, guarda il risultato, corregge, riprova. Il ciclo “guarda → agisci → verifica” si chiama ciclo agentico ed è il cuore di Claude Code — e del modulo 3.

Sei pronto per il modulo 0 — Setup e installazione. Tieni il Glossario a portata di mano: ogni termine che incontri e non riconosci, è lì.

Corso indipendente, non affiliato ad Anthropic o Google. Claude e Claude Code sono marchi di Anthropic; Antigravity e Gemini sono marchi di Google.